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SuperNintendo, giochi e storia di un mito

In contemporanea con l’uscita dello SNESmini, scopriamo la storia del SuperNintendo originale

L’epoca che segnò il passaggio di testimone tra i sistemi 8bit ai 16 avrebbe potuto facilmente segnare l’avvento di una crisi per Nintendo.

Produrre un sistema che potesse in raccogliere l’immagine ereditata lasciata sul campo dal leggendario NES costituiva di fatti un gravoso onere per l’azienda.

NES vs SNES

Come rispondere, in effetti, alle clamorose aspettative maturate da Milioni di Fan in tutto il mondo senza che il risultato finale potesse generare sconvenienti confronti tra le due macchine? La risposta all’annoso dilemma non era chiaramente semplice e trovava peraltro ulteriori ostacoli sotto il profilo della concorrenza, dato che, dopo la ”batosta” rimediata con il Master System, l’acerrima rivale SEGA aveva nel frattempo palesato gloriosi propositi di rivincita col lancio del suo Megadrive. Come spesso accade in situazioni analoghe, la migliore soluzione fu dunque inquadrata nel rischio: nel caso specifico, rimettere tutto in discussione nel tentativo di migliorare la perfezione dando vita ad un progetto che non si accontentasse unicamente di reggere ogni eventuale paragone col suo predecessore, bensì di superarne le prestazioni sotto ogni aspetto. Fu dunque con questi propositi nel cuore che, nel 1989, il sommo Hiroshi Yamauchi annunciò al mondo la nascita del suo Super NES.

Inizia l’era del Supernintendo

Le ambizioni ventilate dall’orgoglioso Chairman della Casa di Kyoto nel corso delle numerose conferenze stampa che seguirono il fatale annuncio, iniziarono a concretizzarsi ben presto, trovando la prima determinante conferma a seguito della divulgazione delle specifiche tecniche della macchina. Una versione esponenziale di quella piccola grande scatola delle meraviglie che aveva stregato il mondo nel corso di tutti gli 80′, la quale, grazie al supporto profuso da Sony tramite il suo mirabolante Chip Sonoro SPC7OO e alla presenza di features rivoluzionarie come il Mode 7 System lanciò un simbolico guanto di sfida a tutte le altre aziende impegnate nello sviluppo di Hardware.

La prima apparizione pubblica dello SNES si verificò nel corso dell’edizione 1990 dell’allora consueto meeting Shoshinkai e, sin da subito, fu matto tripudio. Si sollevò una volta per tutte il sipario sul Design della sua nuova creazione e sulle funzionalità di Pad ed Engine Grafico. Vennero presto svelati i dettagli di una Line-Up di debutto sbaolorditiva che, guidata dall’immenso Super Mario World, scordò ben presto il passato.

Snes Ads Christmas

Supenintendo giochi

La conferma di un successo quantomeno annunciato finì tuttavia con il sorprendere proprio la stessa Nintendo. Analogamente a quanto accaduto di recente con il NES Mini, quest’ultima si ritrovò di fatti costretta a far incetta di straordinari per coprire un numero di richieste che superava di gran lunga l’offerta. Sebbene i soliti scettici confutassero dati alla mano gli incassi riscossi dal NES in occasione del suo indimenticabile lancio dell’85, l‘intero mercato videoludico si ritrovò presto travolto da un ciclone di proporzioni tanto vaste da polverizzare in pochi mesi il pur pingue vantaggio accumulato da Sega con il Megadrive. Scortata dai Blockbuster, lo SNES non incontrò alcuna battuta d’arresto. Il successo continuò nonostante l’entusiasmo iniziale di media e masse iniziò a stabilizzarsi.

Titoli come F-Zero, Super Ghouls ‘n Ghosts, Super Soccer, Final Fight e Super Tennis sbancavano letteralmente i botteghini. Quindi non trascorse molto tempo prima che l’ “oltraggioso” entusiasmo vantato in precedenza dall’acerrima rivale di Osaka finisse col tramutarsi repentinamente in scioccato timore reverenziale.

Snes Games
Snes Giochi

Commercializzazione oltreoceano

Nonostante l’incredibile Hype riportato in patria, i creatori di Mario avevano comunque ancora da sbrigare la “formalità” del debutto occidentale. Un’operazione senz’altro alla portata, ma in ogni caso sensibilmente più complessa. Conquistare un Giappone ancora restio a concedere il massimo della fiducia al 16Bit Nero targato Sega si era rivelata impresa pressoché agile. Comunque i Gamer di Vecchio e Nuovo continente non si erano infatti dimostrati altrettanto reticenti al fascino di quest’ultimo.

La prima fase di questa ideale “prova del nove” ebbe inizio nel settembre del 1991 “quando il “Nintendone” salutò le coste d’America. Come previsto dagli analisti di mercato nippo-statuinitensi, il debutto a Stelle e Strisce rispettò in pieno le aspettative preventivate: a dir poco rapiti dalla Nintendo Difference, gli Yankees fecero infatti di tutto per consacrare la Leadership globale della compagnia di Yamauchi & Sons.

L’arrivo in Europa

Con lo sbarco in Europa, il trionfo del 16Bit di Kyoto non conobbe più ostacoli. Nacquero quindi molti dei titoli che avrebbero segnato più affondo la storia dei Videogame. Il successo crebbe con Mario Kart, l’incredibile conversione di Street Fighter Il. Tennero alta la bandiera anche alcuni degli episodi più indimenticabili di serie quali Legend Of Zelda, Final Fantasy e Dragon Quest.

Vi furono numerose critiche sulle carenze di un processore ritenuto pressoché ufficialmente non al passo col resto della Tecnologia del sistema. Tuttavia i primi contorni del trionfo iniziarono così a delinearsi all‘orizzonte. Il successo fu tale da mettere in ombra i traguardi raggiunti dal Megadrive.

I primi limiti tecnologici

Entrambi i colossi resero in qualche modo palese il raggiungimento di una sorta di limite evolutivo per il 2D. La battaglia dei 16Bit finì tuttavia con l’assumere i tratti del mero esercizio di stile. Era giunta l’ora di acquisire al tecnologia atta far breccia in quell’universo tridimensionale a cui tutti attribuivano ormai il futuro volto dell’industria.

Spinta dall’esigenza dell’inseguitrice, Sega fu la prima delle due aziende a dedicarsi alla produzione di una piattaforma digitale. Sfruttò quindi una posizione di mercato privilegiata e di strumenti come il sopraccitato Mode 7. Questo le permettevano di aggirare momentaneamente la questione 3D. La grande N poté così permettersi di attendere e valutare così, sull’esperienza della rivale. Il vantaggio fu l’adozione di una strategia di mercato più vantaggiosa, dato il flop del Mega CD.

Sega Mega CD
Sega Mega CD

L’Evoluzione Tecnologica

I risultati registrati da aziende come Philips e ora Sega erano tutt’altro che incoraggianti. Tuttavia Nintendo fu ad ogni modo “costretta” ad entrare in ballo. In qualità di Leader del settore Console era di fatti formalmente tenuta a dire la sua sulla questione CD. Si decise quindi di varare un ambizioso progetto che venne ufficializzato nella seconda meta‘ del ’91. Progetto seguito da promettenti accordi stretti tra la sua Major e la blasonata Philips.

Attraverso un abile campagna di depistaggio mediatico, Nintendo riuscì quindi a sottrarre ancora una volta la luce dei riflettori dal palcoscenico Sega. Ma all’orizzonte si delineava un leggendario contenzioso legale. Sony reclamò prima diritti di precedenza sulla collaborazione allo sviluppo dell’addon. Poi decise di ritirare il proprio brevetto a riguardo per svilupparlo indipendentemente. Con gli esiti che tutti conosciamo.

In relazione a questa complicata problematica “morale” e ad altri numerosi inghippi di natura prettamente tecnica, la gestazione dello SNES CD subì logicamente notevoli ritardi protraendosi addirittura sino agli ultimi mesi del 1993, quando la Grande N promise a fan, stampa ed esperti che l’ormai fantomatica periferica sarebbe stata presentata nel corso dell’imminente SCES di Chicago. A quel punto non erano tuttavia in molti a credere all’effettiva concretizzazione del progetto ed e‘ altamente probabile che neppure Nintendo ne fosse convinta.

SNES CD
Primo prototipo SNES CD

Il Chip Super FX

La clamorosa debacle registrata nel frattempo da sistemi come CD-l e lo stesso Mega CD, non era di fatti passata inosservata ai dirigenti della Compagnia di Kyoto, pertanto nessuno si sorprese piu‘ di tanto quando, nel corso dell’attesissima fiera, i responsabili di quest’ultima resero implicitamente nota la soppressione della piattaforma: evitando di fare anche il minimo accenno alla questione, Yamauchi e colleghi decisero infatti di sfruttare l’evento per presentare in via ufficiale la nuova Tecnologia Super FX progettata dal Team Argonaut: una risorsa di cui molti non erano neanche a conoscenza, la cui enfatica entrata in scena riuscì miracolosamente a stemperare la grande delusione maturata da tutti a seguito dell’aborto sopraccitato.

Chip Super FX
Chip Super FX

Mentre ogni speranza relativa alla nascita del Add-On digitale scemava, i fan iniziarono subito a nutrire cocenti aspettative circa il lancio del nuovo supporto. Le attese furono stavolta pienamente esaudite dal lancio di una rivoluzionaria Mini-Serie di titoli dedicati. Il primo successo fu Starfox, seguito dai successivi Super Mario All Stars e Stunt Race FX. Mentre i competitors fallivano, l’iniziativa “Super FX” convinse ben presto i Signori di Kyoto di aver puntato ancora una volta sul cavallo vincente.

Epilogo di un mito ed il passaggio all’N64

Sottovalutando in maniera sconsiderata il potenziale della Playstation, Nintendo decise di scommettere nuovamente sulle cartucce. Mentre i giorni di gloria dello SNES giungevano al tramonto, le fucine di Kyoto iniziarono a macinare i connotati di quel controverso Project Reality. Ci si accingeva al lancio dell’N64 in pieno 1996.

Benché l’inizio di una nuova Era fosse più o meno imminente, il coriaceo 16Bit grigio continuò a mantenere strenuamente lo stendardo della sua Casa Madre. In attesa dell’arrivo del suo successore, lo SNES si difese infatti con unghie e artigli sciorinando capolavori a iosa. I successi si susseguirono con la serie Donkey Kong Country e la sensazionale conversione di Killer Instinct. Quando esso fu quindi costretto a deporre le armi in molti si interrogarono circa l’effettiva efficacia della campagna strategica seguita da Nintendo. Fu, ad esempio, davvero cosa buona e giusta accontentarsi della vittoria di Pirro ottenuta col Chip SFX a fronte della rottura del sodalizio con Sony?

Abbiamo ovviamente i nostri seri dubbi a riguardo. Ricordiamo che, proprio nello stesso anno di debutto della Playstation, la stessa Nintendo si sarebbe vanamente avventurata nella costosa realizzazione del Virtual Boy. Si potrebbe a questo punto tirare in ballo il Lato Oscuro della Nintendo Difference. Ma concentriamoci su un doveroso omaggio finale all’Ultimo Imperatore di Kyoto. E’ vero che i suoi creatori abbiano molto da recriminare sulla gestione del “Dopo SNES”; ma è altrettanto innegabile che con quest’ultimo essi regalarono all’intero Business una delle più autorevoli lezioni di stile.

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